A mio dire: Belfast, Piancastagnaio ed un campanile di troppo

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 15/07/2015
Gli anni della difficile divisione parrocchiale.

Tra le grandi tragedie che lo scorso secolo si è portato con se, non possiamo certo dimenticare, il dramma atroce di anni di guerre, odii, attentati, nella cattolocissima Irlanda, dove, si e’ purtroppo imageucciso in nome della religione. Piu’ dolorosa, la questione, se si pensa che ci si e’ uccisi sotto l’egida di etichette, con al centro lo stesso Cristo e lo stesso Vangelo: Cattolici e Protestanti. Quando l’unita’ non sembra essre motivo di convivenza!

A Piancastagnaio, per una quarantina di anni, la divisione tra le Chiese, in questo caso le due Parrocchie, si e’ palpata, vissuta, creata, con uno scandalo, che, a pensarci ora, quando il tempo ha apparentemente ricomposto la questione, veramente è stato un periodo buio per il paese stesso.

Non vogliamo fare un ”processo” alla storia, con personaggi, uomini e cose, che visssero e furono al centro di tormentati anni. Ci limiteremo, a ricordare alcuni episodi, non in sintonia con il desiderio di “unità” alla base del testamento evangelico.

Quando agli inizi degli anni sessanta, fu giuridicamente istituita la seconda Parrocchia a Piancastagnaio, denominata “San Francesco” ed affidata dall’allora Vescovo amministratore della Diocesi piancastagnaio_convento_san_bartolomeoPitiglianense  Luigi Boccadoro, ai religiosi Carmelitani di Piancastagnaio, nessuno poteva immaginare, che l’altra Parrocchia, l’antica Pieve di Santa Maria Assunta, situata nel centro storico e guidata dal giovane Parroco Don Zelio Vagaggini, insorgesse contro i nuovi “inquilini”, diventando parte di una “guerra” che si protrasse fino al 1993, quando la Parrocchia fu unificata, e i religiosi, lasciarono il convento di Piancastagnaio. Anni tristi, dicevamo, in cui tutto si decideva, nei confini assegnati, e lo spirito di collaborazione pastorale, era un “pio” ideale che nessuna delle due Parrocchie, osava intraprendere. A margine di cio’, basti ricordare le Processioni, la piu’ significativa quella del Corpus Domini, che venivano celebrate in due occasioni diverse, così per le feste dei due Patroni, uno in una Parrocchia e uno nell’altra, divisi anch’essi da questioni di “confini”. Come non possiamo dimenticare, la grande protesta e l’aggressione al Vescovo Eugenio Binini, nell’ottobre del 1986, quando fu decisa la soppressione di una delle due Parrocchie, quella di San Francesco, e la costituzione di una unità  pastorale di piu’ sacerdoti, che avrebbero a turno guidato il paese. Una scelta che doveva diventare operativa, con l’annuncio ai fedeli nella domenica successiva all’inizio della decisione. Doveva essere lo stesso Vescovo, a comunicare ai fedeli la decisione nel pomeriggio di quella domenica. Nella Chiesa del Convento, più di duemila persone, aspettarono minacciosi Mons. Binini, al quale fu impedito di celebrare la Messa. Visto il tumulto, il Prelato, decise di non attuare piu’ il progetto deciso con gli altri preti. Una decisione accolta con gioia dai fedeli, ma che non risolse i gravi problemi legati da una situazione assurda e anomala. In più, lo stesso Binini, pretese un pubblico atto di riparazione e di rinnovo dell’obbedienza da parte dei Parrocchiani di S. Francesco, per il grave gesto di rottura con la gerarchia ecclesiastica. Ancora oggi, ci si interroga, quali strascichi abbia creato questa divisione, e, ancora, si avvertono segni di una divisione, che solo una generazione nuova riuscira’ a superare.

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