A mio dire. Amiata-Siena: i disagi di una viabilità ferma nel tempo. Provare per credere…

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 16/04/2016
Il viaggio dall’Amiata verso Siena, sembra essere fermo ai tempi di quando si preferiva andare in città col “noleggiatore”.

Coerenti con quanto detto, nell’augurio pubblicato qualche giorno fa, ripeto, e non mi stancherò mai di riaffermarlo, la nostra linea è quella di un significativo approfondimento delle notizie, specialmente di cronaca, che vengono quotidianamente pubblicate sugli organi di informazione della nostra Montagna, e non solo. Volendo lasciar stare le strade chiuse per frane e ponti pericolanti, a distanza di qualche giorno, vorrei  affrontare il tema, non certo simpatico, della nostra viabilità, che, sull’Amiata, viene vissuto in maniera molto disagiata. Si, perché proprio martedì, dovendomi recare a Firenze per motivi professionali, ho sperimentato, per l’ennesima volta, le endemiche carenze di Siena Mobilità, che hanno poi creato, la pubblica riprovazione, da parte di alcuni amiatini, che, quotidianamente, si recano a Siena per lavoro.
Parto da Piancastagnaio, mio luogo di residenza. Levataccia delle 5,45 per aspettare il pullman in Piazza Dante; di solito, il lunedì, ci sono due pendolari, quando va bene, e qualche studente universitario. Il mio amico Maurizio, appena mi vede, mi fa partecipe di una nuova “trovata”, quella che il pullman delle 17:45, è stato anticipato alle 17:35, causa una deviazione stradale dovuta a lavori sulla strada di Porta Ovile; così…, a detta sua, senza aver avvertito i diretti interessati. Un cambio di orario, che lo penalizza così come gli atri viaggiatori mattutini, che, durante la settimana, sono costretti a fare dei rientri lavorativi e che ora, per poter prendere il pullman col nuovo orario, debbono usufruire di permessi, che poi verranno accumulati e recuperati, con grave difficoltà dagli stessi dipendenti. Non solo Maurizio, ma anche Dario, altro pendolare, preoccupato, vista l’insensibilità di altri passeggeri, che questo orario rimanga per sempre, anche dopo il ripristino del normale percorso a lavori terminati.
Questo, me lo dicono, affermando di aver scritto una lettera agli organi competenti regionali, a cui, ad oggi, senza risposta alcuna. Sinceramente, viaggiare in pullman fino a Siena, diventa una bella odissea. Anche per i tempi di arrivo, che sembrano essere tempi percorribili nel dopo guerra. Un paragone che, forse, qualcuno prenderà con ironia, è forse quello, che vede, “Freccia Rossa” a parte, partire un treno da Firenze e raggiungere Torino Porta nuova in tre ore. Per andare a Siena, invece, occorre una giornata intera. Esci con il buio, rientri con il buio all’ora di cena, senza contare, il cambio che devi fare a San Quirico d’Orcia, per entrare nell’altro autobus, che ti porterà finalmente sull’Amiata fino a Piancastagnaio.
Beh.., ci sarebbe da rimpiangere i vecchi “noleggiatori” degli anni sessanta; a loro ti affidavi, gli perdonavi tutto, anche quando, per risparmiare, spegnevano il motore lungo la Cassia e andavano in “folle”, anche quando il carico era già completo e a te, ragazzino o giovane studente, ti mettevano nel mezzo nello strapuntino come un’acciuga. Come non ricordare quando, specie i minatori, si dovevano recare in città, per una visita all’Inail o all’Inps, venivano contattati prima, magari durante l’ora di cena, con la classica frase: “Guarda… che quest’altra settimana, devi andare alla visita a Siena… prenotati con l’auto noleggio.” Cosa misteriosa, che solo i noleggiatori sapevano, e che non ricordavano neanche i diretti interessati. Altri tempi? Forse… Certamente, i servizi, erano più modesti, ma funzionavano.

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